“Oh dolente per sempre colui
che da lunge, dal labbro d’altrui,
come un uomo straniero, le udrà!
Che a’ suoi figli narrandole un giorno,
dovrà di sospirando : “io non c’era”” (i)
I miei lettori più attenti si saranno accorti come io abbia già utilizzati questi stessi versi in qualche vecchio bollettino, ma non ho trovato nulla di più adatto per commentare la scarsa partecipazione alla nostra serata 2017 organizzata dal Presidente alla Nuvola della Lavazza per la visita al museo storico dell’azienda.
Come spesso accade, gli assenti hanno avuto torto in quanto la visita è stata molto istruttiva, interessante e piacevole, riportandoci anche indietro nel tempo e facendoci rivivere immagini dei tempi passati.
“E’ difficile pensare di essere un’azienda di famiglia senza essere una famiglia all’interno dell’azienda” questa è la frase che accoglie il visitatore all’ingresso del museo; museo che ripercorre le tappe fondamentali della vita del fondatore Luigi Lavazza e delle tre generazioni a seguire.
L’azienda infatti nacque nel 1895 quando Luigi Lavazza abbandonò l’azienda di famiglia a Murisengo e si trasferì a Torino ove rilevò una piccola drogheria in via San Tommaso, attività che si ampliò nel corso degli anni aumentando sempre di più lo spazio della torrefazione e della produzione di caffè.
A ricordo degli albori dell’attività il museo ci propone uno spaccato della vecchia drogheria con i prodotti che in essa erano venduti: saponi, zucchero, olio, vini e liquori, prodotti che sono ancora nella memoria dei torinesi come il rabarbaro Zucca o le pastiglie Leone.
Nella sala successiva, in una serie di cassetti con un bancone da bar a forma circolare costruito attorno ad una della prime macchine per il caffè espresso, al tempo “caffè veloce”, una raccolta di documenti storici: una vecchia cambiale, fotografie, i libri contabili rigorosamente tenuti a mano, i menù della drogheria, appunti sulle miscele, listini prezzi.
Il nome Lavazza è da sempre legato allo sport ed ecco allora una sala che ricorda questo lungo legame, a partire dalle bocce, e poi con il tamburello cui era appassionato Pericle Lavazza e che vinse due scudetti negli anni 60 con i Draghi Rossi di Murisengo, il golf, il calcio della serie e della premier league inglese, l’automobilismo, la pallavolo e il tennis.
Interessantissima è poi stata la parte dedicata alla materia prima, al caffè, dalla sua raccolta alla tostatura, alla macinazione per poi concludersi con l’esposizione di alcune delle macchine espresso, dalla prima, creata dalla ditta Moriondo per l’Esposizione Italiana del 1884 a Torino, alla più recente, la ISSpresso, una macchina a capsule realizzata nel 2014 per la Stazione Spaziale Internazionale e utilizzata dalla nostra astronauta Samantha Cristoforetti.
L’esperienza è poi continuata al piano superiore dove sono messe in mostra alcune tra le più iconiche fotografie dei calendari dell’azienda: per molti anni rigorosamente in bianco e nero, sono presenti scatti di Helmut Newton, di Ellen Von Unwert, di Albert Watson per arrivare poi agli scatti coloratissimi dell’ultimo periodo di David LaChapelle.
E poi il ricordo delle varie campagne pubblicitarie che ci hanno fatto tornare indietro nel tempo: dal “se non è buono che piacere è?” di Nino Manfredi e Caballero e Carmencita alla serie ambientata nel Paradiso che ha visto alternarsi personaggi famosi come Riccardo Garrone, Tullio Solenghi, Enrico Brignano, Paolo Bonolis e Luca Laurenti.
Bellissime poi le immagini proiettate lungo le scale, che portano in un mondo a 360° in ambienti tutti legati al caffè, tra fantasia e realtà, in una piantagione o in piazza seduti al tavolino di un bar o immersi in un mare di caffè.
Le sorprese però non erano finite e, usciti dal museo, siamo stati accompagnati a visitare le rovine di una chiesa paleocristiana risalente al 300 d.c. che venne scoperta durante gli scavi per la costruzione del complesso e che è stata sapientemente preservata e protetta da una struttura in ferro che sostiene il giardino interno.
La visita è terminata con la coffee experience finale: nella caffetteria classica dell’azienda la coffelier ci ha invitato ad una gara all’ultimo profumo per indovinare le fragranze emanate da due diversi tipi di caffè.
Per quanto concerne la mia squadra, abbiamo stupito la coffelier che ci seguiva indicando con esattezza le varie fragranze … peccato le avessimo riferite alla qualità di caffè sbagliata: una figura barbina, da bevitori di caffè solubile (sic!)
Ottimo poi il light dinner, ultimo evento della riuscitissima serata che si è conclusa con i saluti del Presidente.