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SICUREZZA TRANQUILLITA’ E FIDUCIA DEL PAZIENTE: IL NUOVO PARADIGMA DELLE CURE ODONTOIATRICHE SENZA ANSIA E DOLORE”

“Allora il signore Dio fece cadere un sonno profondo sull’uomo che si addormentò; prese una delle sue costole e richiuse la carne al suo posto” (i)

Alzi la mano chi, al momento di sedersi sulla poltrona del dentista, non abbia mai avuto un momento di incertezza, di ripensamento, di ansia, non abbia mai sentito improvvisamente sparire quel dolore al dente del giudizio da estrarre che magari da giorni lo stava tormentando.

Nell’antica Mesopotamia, oggetto di una interessantissima serata poche riunioni fa, Assiri e Babilonesi praticavano una forte compressione delle carotidi sino alla perdita dei sensi da parte del paziente in modo che non percepisse il dolore; gli Egizi, avendo intuito che il freddo rallentava la circolazione sanguigna e insieme la sensibilità al dolore, usavano impacchi di acqua fredda e, ove possibile, la neve da applicare là dove il cerusico doveva incidere.

Nell’antica Roma veniva utilizzata con finalità anestetiche la mandragora che, ci riporta il medico greco Discoride (ii), restò per molti secoli il narcotico più utilizzato cui si affiancò in epoca successiva l’oppio. Dopo la scoperta dell’America si utilizzava un intruglio soporifero con diversi ingredienti, tra cui la coca, utilizzata da sempre dagli Indios per sedare il dolore e una linfa selvatica che conteneva una sostanza in grado di paralizzare i muscoli che gli indios utilizzavano per avvelenare le punte delle proprie frecce e che, si scoprì dopo, era il curaro. Da lì, si passò all’alcool, utilizzato soprattutto in battaglia per ubriacare i feriti, poi all’etere grazie a un dentista di Boston (Boston, vi rammenta qualcosa?) e successivamente al protossido di azoto e al cloroformio.

Approcciandomi alla nostra serata 2016, ero assolutamente convinto che il nostro relatore, il dottor Giulio Menicucci, proprio di queste cose ci avrebbe parlato nella sua relazione sulle cure odontoiatriche senza ansia e senza dolore; invece, assolutamente no!

Il relatore ha iniziato affermando che l’approccio iniziale dell’odontoiatra è quello di indurre uno stato di calma nel paziente attraverso misure comportamentali. Attraverso quella che viene definita iatrosedazione, le cui componenti sono il colloquio iatrosedativo e il sondaggio clinico.

Il primo è mirato a capire da parte del medico se il paziente sia o non sia in uno stato di ansia; il paziente infatti durante questa intervista dimostra verbalmente e non verbalmente il suo stato di ansia e compito del medico è di identificare la causa della paura. Questo stato del paziente viene classificato come paura, ansia o fobia, tre emozioni di livello differente.

  • La paura è lo stato emotivo caratterizzato da un senso di insicurezza e smarrimento di fronte ad un pericolo reale o immaginario: ho paura del pitbull quando lo incrocio.
  • L’ansia è definita come una preoccupazione cronica, incontrollabile, per qualsiasi genere di circostanza o attività: ho ansia ogni qualvolta vedo un cane.
  • La fobia è la paura marcata e persistente verso un oggetto o una situazione particolare, paura sproporzionata rispetto al pericolo che tale oggetto o situazione possano comportare: ho fobia dei cani anche quando non ci sono.

Per curare paura, ansia e fobia in odontoiatria si utilizza la sedazione cosciente che può consistere nella iatrosedazione e quindi nella comunicazione ed eventualmente nell’ipnosi oppure con terapia farmacologica per via inalatoria o endovenosa.

Il relatore ha poi messo in evidenza quelli che possono essere gli effetti dell’ansia sulla salute del paziente che può per questa fuggire dalle cure odontoiatriche e quindi: ritardo nel trattamento, ingravescenza del quadro di salute orale, assenza di controlli periodici di prevenzione, aumento dell’assunzione di farmaci.

Ma questi stati del paziente hanno effetti anche sulla salute dell’operatore: curare un paziente con elevati livelli di ansia rappresenta per il medico uno dei fattori stressogeni che ricorrono maggiormente nella pratica professionale.

Quindi si deve considerare il tempo di relazione come tempo di cura vero e proprio: la relazione è cura; la relazione è comunicazione e di conseguenza la qualità delle cure si identifica nella qualità della comunicazione.

La soddisfazione del paziente si basa sulla qualità della comunicazione e una comunicazione inadeguata è la causa più comune di insoddisfazione del paziente.

Il relatore ha poi citato una massima di Maya Angelou (iii): “Le persone possono dimenticare ciò che hai detto, possono dimenticare ciò che hai fatto ma non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire”.

E’ impossibile non comunicare ed è impossibile non avere una relazione di cura ma è possibile comunicare male e avere una relazione di cura inadeguata.

Ma come si può migliorare la comunicazione e l’empatia? Con il linguaggio verbale e quello non verbale.

Il primo consiste nel saper ascoltare concedendo tutto il tempo necessario, il secondo riguarda il linguaggio del corpo che può, a seconda delle posture, segnalare gradimento o rifiuto e il linguaggio paraverbale, ovverosia il timbro, il volume, le pause e il tono del linguaggio.

Esistono quindi diversi tipi di linguaggio per comunicare: la comunicazione verbale, nella nostra parte conscia ma che si attesta solo al 7% e poi, nel nostro inconscio, la comunicazione para verbale, il 38%, e quella non verbale che è la più numerosa al 55%.

Quest’ultima è quindi il primo e più efficace strumento di relazione, lo strumento principe delle intenzioni altrui: ad esempio sulla poltrona del vostro dentista le braccia conserte stanno ad indicare autoprotezione, le gambe incrociate autoprotezione e ritiro.

Importante è poi saper leggere le distanze in quanto anche esse possono essere un fatto comunicativo: la prossimità è sempre una conquista, una manifestazione di fiducia.

Lo stesso contatto fisico fornisce molte indicazioni: il contatto sulla parte alta dell’altra persona o sulle gambe è segno di dominanza o invadenza mentre è neutro sulla parte mediana del corpo.

La comunicazione paraverbale è quell’area della comunicazione che si riferisce al linguaggio, però non riguarda quello che dici ma il modo in cui lo dici: il tono, il ritmo, il volume, il timbro della voce sono segnali da interpretare.

Un eloquio veloce indica ansia e tensione mentre uno lento indica calma, rilassamento e tranquillità; il volume basso indica insicurezza, quello alto sicurezza e quello medio la propensione al dialogo e alla discussione e quindi cambiare il volume della voce aiuta a variare l’intensità di ciò che si dice e a enfatizzare alcune parole.

Il dottor Menicucci ha poi messo in evidenza i tre stili della comunicazione:

  • quello visivo, nel quale  la  comunicazione  è  concentrata  sull’osservazione

   visiva del   mondo   esterno   ed è caratterizzata   dall’immaginazione, dalla

   progettualità

  • quello uditivo, proprio della persona che si concentra sul suono delle parole, dei suoni e dei rumori e quindi ama dialogo e discussione 
  • quello cinestesico, della persona che si concentra sulle sensazioni corporee e rappresenta e memorizza i concetti come sensazioni fisiche.

In ultimo, il relatore ci ha parlato dell’ipnosi, chiarendo subito quello che non è: sonno, magia, trucco suggestione, siero della verità, succubanza della volontà.

La relazione ipnotica necessita dell’esplicita volontà del paziente: è lui che decide cosa fare e come fare; non è possibile annullare la volontà della persona neppure con l’ipnosi più profonda.

La tecnica ipnotica usata in odontoiatria serve a fare ottenere al paziente calma e autocontrollo e ridurre le sensazioni inutili, soprattutto la sensibilità, facilitando quindi le procedure della cura.

Il dottor Menicucci ha infine così sintetizzato i concetti espressi con professionalità e semplicità nella sua relazione: la persona e il suo benessere sono al centro della visione di ansiolisi odontoiatrica che prevede e dà ampio spazio, accanto al protocollo farmacologico, alla relazione medica cioè all’insieme delle procedure comportamentali attuate dall’operatore per influenzare positivamente l’emotività del paziente.

Come mi ha fatto notare il relatore a seguito di una mia domanda, quando mi sono presentato presso il suo studio non gli sono parso una persona particolarmente ansiosa, ma la prossima volta che dovrò sedere sulla poltrona odontoiatrica incrocerò braccia e gambe…………

I Genesi, 2, 21

II “ De materia medica”–  Discoride di Anazarbo, 40-90 d.c., medico e botanico

        Citato da Dante nel IV canto dell’Inferno quale  “buon raccoglitor del quale” (della qualità delle erbe)      

III Maya Angelou, 1928-2014, poetessa e attrice statunitense