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“L’eccellenza artigianale del cioccolato”

“Adelante” (i)

Vi chiederete perché io abbia iniziato il bollettino di questa serata citando una frase di Cristoforo Colombo; i motivi sono ben tre: il primo che proprio in questo giorno cade il 534mo anniversario della scoperta di quelle che Colombo credeva le Indie orientali mentre in effetti era un nuovo continente; il secondo che fu proprio Colombo il primo europeo ad assaggiare il cacao (ii); il terzo che altrimenti avrei dovuto iniziarlo esattamente come quello della serata con la relazione di un altro nostro socio, cosa che peraltro ora faccio comunque.
Quattro Club Rotary, Carignano, Torino, Europea, Torino Subalpina, Moncalieri;
un parterre de roi con autorità rotariane, civili e militari;
oltre cento presenti tra soci, signore e ospiti a battere il record di partecipanti fissato solo due riunioni prima;
questi sono i numeri della nostra serata 2059 che ha visto la relazione del socio Guido Gobino, mastro cioccolatiere di fama, dal titolo “L’eccellenza artigianale del cioccolato”.
La sua relazione è stata preceduta dall’intervento del presidente Bongiovanni che ha fatto gli auguri al vostro segretario, a Gabriele Pozzo presenti, a dimostrazione della loro sentita appartenenza al Rotary, proprio nella serata del loro compleanno e a Mario Garavoglia che lo ha festeggiato nella settimana precedente, omaggiandoli, e non poteva essere diversamente visto il tema della serata, con un dolce pensiero.
La relazione di Guido, anzi più che una relazione una dolce esperienza sensoriale, è iniziata con un cenno alla nascita della sua azienda: era l’anno 1950 quando papà Giuseppe inizia ad apprendere i segreti della raffinazione del cacao e qualche anno dopo a produrre cioccolato; Guido cresce in questa realtà, prende in mano le redini dell’azienda portandola a livelli di eccellenza e, da buon papà, trasferendo tutto il suo sapere e la sua esperienza al figlio Pietro che lo affianca nel lavoro.
Negli anni cinquanta e sessanta, ci ha detto, venivano utilizzati quasi esclusivamente cacao poco aromatizzati provenienti dal centro Africa il cui utilizzo oggi si è molto ridotto ed il loro costo era molto alto.
Vi è stata, soprattutto negli ultimi anni, una grande evoluzione, il commercio del cacao e del cioccolato è diventato planetario, moltissime sono le varietà di cacao di provenienza di paesi diversi che oggi vengono utilizzate; è nato anche un mercato di primo prezzo per rendere il cioccolato più accessibile a tutti, Ferrero docet.
Dopo questo preambolo è iniziata la parte della serata che tutti, diciamolo onestamente, più attendevamo: la degustazione di nove dei prodotti di Guido, ciascuno accompagnato dalle sue note caratteristiche.
Si è iniziato con il Tourinot +39, nato nel 2003 come evoluzione del Tourinot classico del 199, 5 grammi di peso – o 5 grammi di felicità, come dice mio genero Marco – decisamente più fruibile di quello normale che pesa due volte tanto, più elegante e raffinato; +39 in quanto contiene più del 39% di nocciola gentile trilobata del Piemonte, tostata a 123° che viene abbinata ad un cacao fine di provenienza sudamericana, Equador, Venezuela e Colombia ed estruso per ottenere un prodotto come si faceva una volta, quando veniva modellato a mano.
Molto pastoso, con prevalenza di nocciola, viene temperato a mano per permettere la miglior cristallizzazione del grasso della nocciola e del burro di cacao e poi raffreddato a 24°.
Siamo poi passati al Tourinot in carta nera: cioccolato bianco senza le nocciole che sono state sostituite dalle mandorle di Sicilia. Lascia in bocca una piacevolissima nota di sale e di scorza di arancia, ambedue siciliani. (e ve lo dice uno che, riprendendo il tormentone di Gianpiero Mughini, aborre il cioccolato bianco).
L’identico discorso vale per il terzo cioccolatino, il Cremino a due strati, uno di gianduia e nocciole, l’altro con mandorle e sale di Sicilia. Un abbinamento molto interessante ed indovinato che mi sta facendo rivedere la mia posizione sul cioccolato bianco.
Poi siamo giunti a quello che secondo il vostro scrivano e non solo secondo lui, è il must della produzione Gobino: il Cremino al sale.
Mettetelo in bocca, chiudete gli occhi e immaginatevi un cacao coltivato da sei fratelli nelle foreste del Guatemala, aggiungetevi un pizzico di sale, rigorosamente di Cervia, un sale quindi dolce, e una goccia di olio di olive rigorosamente taggiasche: il risultato è paradisiaco e non per nulla è stato riconosciuto dall’Accademia del Cioccolato di Londra come la miglior pralina al mondo.
Ho dimenticato di dirvi che ogni degustazione era accompagnata da un sorso di Barolo Chinato Cocchi che con il suo gusto speziato esalta le virtù del cioccolato.
Siamo poi passati a due cialde, la prima con 80% di un antico cacao indonesiano bianco e molto delicato; la seconda, dal gusto più deciso, con 75% di cacao Criolio proveniente dalla Colombia.
La chiusura della degustazione ha visto tre cialde di nuova produzione che pochissime persone hanno gustato prima di noi: la prima con da cacao frantumato e peperoncino messicano Jalapeno il cui sentore piccante arriva dopo il gusto del cacao e rimane piacevolmente in bocca; la seconda con cioccolato bianco e peperoncino Amarillo originario del Perù, ben più piccante del precedente ma la cui forza viene smorzata dalla base grassa del cioccolato bianco; la terza, novità assoluta, cialda ai frutti di bosco con frutta disidratata, cacao e peperoncino Chiplote.
Per dare una preferenza di una sulle altre… dovrei assaggiarne ancora.
Un grande applauso è stato rivolto a Guido al termine della interessantissima degustazione cosi come sono state numerose le domande rivoltegli dai presenti.
Una considerazione su tutte emerge dalla serata, anche richiamata da Guido: l’Arte dell’artigianato alimentare in Italia non ha rivali al mondo!
La serata si è chiusa con i ringraziamenti del Presidente, a nome di tutti gli intervenuti, a Guido e il rituale scambio di gagliardetti con i Presidenti di Club.

(i) “Proseguiamo” – Cristoforo Colombo – E’ l’unica costante annotazione scritta dal genovese durante la difficilissima traversata oceanica nel suo diario così come ci è stato tramandato dal frate Bartolomè de las Casas.
Vi confesso che avrei voluto cominciare con la frase finale del film “Caccia a Ottobre Rosso” pronunciata dal Comandante del sottomarino Marko Ramius interpretato da Sean Connery: ”Il mare porterà ad ogni uomo nuove speranze, come il sonno porta i sogni” e attribuita dallo stesso a Cistoforo Colombo e alla quale Jack Ryan, altro protagonista principale del film risponde “Benvenuto nel nuovo mondo, capitano”.
Con un poco di delusione ho invece scoperto che fu scritta appositamente per il film dallo sceneggiatore Larry Ferguson.
(ii) Avvenne durante il suo quarto viaggio nelle “indie”, nel 1502; tuttavia, non gradendo il sapore amaro della bevanda indigena, non ne comprese il valore. Il merito di aver introdotto per primo il cacao in Europa spetta allo spagnolo Hernan Cortes nel 1519.