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Dopo queste parole, non c’è altro da aggiungere…

Inizio questo bollettino riferito alla serata, in cui siamo stati ospiti di Carlo Ferruccio Tondato che ha voluto festeggiare con gli amici del Club il suo novantesimo compleanno, con le parole del Presidente Radis mentre toccava la campana per sancire la fine della serata al termine del discorso di Carlo Ferruccio “ Dopo queste parole, non c’è altro da aggiungere”.

Infatti talmente toccanti, affettuose, cariche di amicizia e stima, amichevoli e armoniose, tali da far dire a Guido Gobino “serata da brividi”  sono state le parole di Carlo che altro non poteva essere aggiunto per non sminuirne la forza e la portata.

Nel suo discorso Carlo ha ripercorso la sua vita Rotariana, nata con la fondazione del Torino Sud Est e già da allora ricca di importanti incarichi : la responsabilità del progetto AIRH (Associazione Italiana per la Ricerca e la Prevenzione dell’Handicap) che aveva come presidente il professor Tullio Regge e successivamente il progetto RYIO (Rotary Young International Orchestra) nato per volontà dei Governatori Franco Peirone e Franco Ilotte, grande amante della musica, nel corso del quale Carlo ebbe modo di selezionare ben 632 giovani per la formazione di questa orchestra. Dovette superare grandi difficoltà vincendo anche la sfida (economica) con due “bravi” che, al soldo di uno sconosciuto “Don Rodrigo” volevano in qualche modo fermare il progetto. Fu, ci ha detto, una bella stagione, con numerose tournee dell’orchestra che però ebbe come conseguenza l’ostracismo dei suoi amici (così nonostante tutto li ha definiti  Carlo) del Torino Sud Est, a sancire, alla fine, la vittoria di “Don Rodrigo.

Sentendosi tradito, anziché giustamente apprezzato per il suo impegno, diede le dimissioni abbandonando il Rotary.

Grazie però ai buoni uffizi della sua cara Rosy, di Mariangela Bellino e dell’allora Governatore Giuseppe Umberto Tomaselli, Carlo rivide la sua decisione ed entrò nel nostro Club. A tutti loro dobbiamo un grazie anche noi!

Sempre su invito di Umberto divenne presidente, carica che (ndr. unico nella storia del Club) ricoprì per ben tre volte, iniziando “ una storia molto bella, molto costruttiva per la mia persona” e un periodo ricco di attività, divenendo Presidente della Commissione Distrettuale per la Cultura che organizzò tre eventi dell’ ”Elogio della Fantasia, uno alla GAM, uno all’Accademia delle Scienze ed uno alla Maison d’Italie a Parigi e poi costituendo, alla morte di Luciano Pavarotti con l’amico Aldo Ottavis, una associazione per permettere ai giovani talenti di esprimersi pubblicamente; tutte attività, cito testualmente fatte “in nome del Rotary che non avrei mai potuto fare con il nome di Carlo Tondato che non era nessuno mentre il nome del Rotary aveva una valenza ben diversa e questo è stato possibile da una parte per la struttura del Rotary in sé, ma perché questo Rotary, il Rotary di Moncalieri, è un Rotary speciale, qui nessuno ha mai litigato, nessuno ha mai cercato il potere, nessuno ha mai cercato di prevaricare, questo è un rotary di veri amici in cui è possibile che la personalità di una persona che abbia della fantasia e voglia di lavorare possa crescere, possa interpretare quella che è la personalità collettiva, l’individualità collettiva del nostro essere; oggi non siamo gli stessi elementi che eravamo nel 1990 quando sono entrato, siamo diversi, ma il nucleo che ha portato avanti questo sogno, queste realtà è lo stesso e mantiene con tutte le sue diversità queste realtà.

Per me che ho fatto impresa, ho fatto musica, ho fatto tante altre cose raramente ho avuto la possibilità di interagire con tanti mici per esprimere quello che è un progetto che ha senso solo se tante persone insieme collaborano e questa è una possibilità eccezionale che da una gioia infinita e    io questo   lo devo al Club di Moncalieri e per tutti i Club che ho conosciuto, tanti in Francia, Germania, Inghilterra ,questo tipo di semplicità e di affetto tra le persone c’è solo qui e io per questo volevo trovare una occasione per ringraziare tutti quelli che hanno formato sin dall’inizio questo tipo di Club, che lo hanno portato avanti e che lo devono continuare a portare avanti con la stessa dimensione, con la stessa passione, con lo stesso senso dell’armonia che è quello che tutti qui cerchiamo di raggiungere nel corso della nostra vita e la cosa più bella non è soltanto la pace, la pace è la condizione per costruire l’armonia ma vogliamo tutti costruire qualche cosa di bello e voi me ne avete dato l’opportunità e di questo ve ne sarò sempre infinitamente grato”

A vostro umile scrivano non resta altro che associarsi alle parole di Gianni Radis e Guido Gobino, ringraziando Carlo Ferruccio a nome di tutti i soci del Club, quelli presenti e quelli assenti alla serata, quelli che lo sono stati e non lo sono più, quelli che lo sono stati e lo saranno sempre anche Lassù, per le bellissime parole che ha avuto per noi,  l’amicizia, la stima, l’affetto che  ha fatto trasparire dai suoi discorsi e per l’esempio di vita rotariana che è per tutti noi.

Permettetemi un pensiero del tutto personale ma che sento possa essere di tutti, vorrei ricordargli che quell’affetto, quella stima e quell’amicizia sono gli stessi sentimenti che  tutti noi proviamo per lui.

Tornando alla serata, Gianni e Gianni (al secolo Radis e Caporello) hanno preparato per il festeggiato una sorpresa : un pianoforte, abilmente camuffato e nascosto, ed una giovane, bella e brava solista, Ginevra Chiolero che ha introdotto la serata, in qualche modo anticipandone il pathos, con tre brani : il Valzer in mi bemolle maggiore n. 14 e la Polonaise in la maggiore op. 40 n. 1 di Frederic Chopin e il Petire caprice, allegretto grottesco, di Gioacchino Rossini.

Grandi applausi per la giovane Ginny cui l’incombere della conviviale  ha impedito il bis che però ci ha offerto al termine della serata, prima che, come gran finale, lo stesso Carlo Feruccio vincesse le sue remore e si esibisse in una chicca, scoperta da Arturo Benedetti Michelangeli, il primo tempo di una sonata di Baldassarre Galluppi, musicista veneto del ‘700.

Ca va san dire che, a dispetto delle primavere appena festeggiate, l’esecuzione è stata magistrale.

Ultimo atto della coinvolgente serata, la consegna da parte del Prefetto al festeggiato di un Jéroboam di bollicine rigorosamente italiane con tutte le firme dei presenti che Carlo ha promesso di aprire con noi in una prossima occasione.